Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/266

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262 rassegna bibliografica

mini e le cose, a cui i documenti si riferiscono. Certo il signor Del Giudice, per il lungo e profondo studio degli archivi e per la sapiente cura colla quale ha messo insieme questo codice diplomatico, ha diritto e possibilità più d’un altro di esporre pareri e giudizi; ma a lui, così scrupoloso da non permettersi di raddrizzare menomamente nella stampa la barbara ortografia degli originali, forse per timore di alterarli, mi sia lecito di dire che anche un’annotazione, se sia tale da preoccupare la mente del lettore, può fargli apparire sotto un aspetto diverso il significato d’un documento; e che, se al lettore stesso si lascia il carico di mettere le virgole e i punti ai loro posti, si può anche concedergli la facoltà di giudicare i documenti a modo suo.

Dissi sopra che il signor Del Giudice ha dato luogo anche a documenti precedentemente editi, e fu opportuno espediente, affinchè il codice diplomatico non rimanesse monco, e i latti storici fossero pienamente illustrati. Ma la parte che richiama in particolar modo la nostra attenzione, e che dà un valore grande a quest’opera, sono i documenti inediti che il signor Del Giudice ha tratti fuori da depositi affatto inesplorati o per lo meno assai malamente noti. I documenti inediti (salvo alcuni pochi tratti dagli archivi di Montecassino, Cava, Montevergine e Benevento) appartengono al Grande Archivio di Napoli, e specialmente alla serie dei registri, pergamene e fascicoli angioini, ond’era costituito l’antico archivio di Regia Zecca: del quale è utile riassumere in brevi termini la storia che ne fa il signor Del Giudice nella prefazione al primo volume. L’archivio della regia cancelleria, detto poi di Regia Zecca, sotto Carlo I era viatorio, e seguitava il re dovunque a lui piacesse d’intimare la curia generale. Sotto Carlo II ne fu stabilita la residenza in Napoli, nelle case del cardinale Luca Fieschi, dove avevano pure sede la corte dei conti e la zecca regia; e a questi unici rimase poi sempre unito, pur trasferendosi in altri luoghi della città. Costituivasi quest’archivio di arche, di fascicoli e di registri. Le arche o casse (distinte per lettere da A a K) racchiudevano pergamene sciolte, suddistinte per mazzi e per numeri: la maggior parte di queste sono oggi disperse; e le restanti, legate e ordinate in volumi, secondo la scorta delle