Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/283

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rassegna bibliografica 279

ne chiudono le porte, e proicientes lapides et guarrellos, la difendono per alcun tempo: poi, datisi alla fuga, l’abbandonano al maresciallo del re Carlo. - Sulla lega ghibellina si pubblica un documento, già stampato dal Gregorovius e dal Saint Priest, ch’è la deliberazione del Consiglio speciale e generale di Roma, di entrare in lega perpetua colle città ghibelline di Toscana (II, 18*; 18 novembre 1267); e altri se ne citano in nota, gli originali dei quali si conservano nell’Archivio di Stato in Siena. Dei documenti che si riferiscono al senatore Enrico, capitano generale di questa lega, dirò più appresso.

Papa Clemente e re Carlo, sorpresi da questo subito ridestarsi di parte ghibellina in Italia e da’ felici successi delle armi tedesche, non se ne lasciarono bensì sgomentare; ma apparecchiaronsi di comune accordo a una valida e pronta difesa. Appena inteso l’arrivo di Corradino in Pavia, re Carlo, che trovavasi allora in Lucca, ne scrisse a Ostendardo suo vicario in Lombardia, una lunga lettera (II, 22*; febbraio 1268); dove l’esortava a difendere i luoghi e i passi posti sotto la sua custodia, manifestandogli anche il proprio intendimento di dar battaglia al suo avversario, nel caso che questi uscisse di Pavia, affine d’impedirgli d’entrare in Toscana1. Ma per le sopravvenute ribellioni nel Regno e per le esortazioni del papa (II, 20*), Carlo d’Angiò dovette por da banda questo suo disegno di fare resistenza ai confini toscani; e, tornato in fretta nei suoi stati, pose assedio alla città di Lucera, fatta insorgere dai Saracini, e vi stette dal 20 maggio al 12 giugno (II, 47-50). Il papa intanto aiutavalo cogli argomenti spirituali, e nella strettezza del pericolo gli dava ogni più larga autorità. Così, con lettera del 15 febbraio 1268, gli concesse il titolo e l’ufficio di vicario generale dell’impero in Toscana, parendogli non più efficace quello già datogli di paciere, imperocchè avesse a fare con gente «turbolenta» (II, 28*): scrisse poi, a’ 2 di maggio, a Guglielmo de Tuningo, dell'or-

  1. In quei medesimi giorni (8 febbraio 1268) re Carlo commise al vescovo d’Albano e a Raimondo di Toro suo siniscalco in Lombardia, di aprire pratiche di lega con la città d’Asti (II, 25); pratiche così nota il Del Giudice) che. «ritardate per gli avvenimenti posteriori, furono riprese nel 1270».