Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/310

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306 rassegna bibliografica

intenzioni. Quando a un inquisito siansi trovati fasci di scritturo; quando egli abbia per 20 o 30 anni carteggiato confidentemente con persone del suo pensare; quando abbia stampato giornali e libri, non è nemmeno necessaria la viltà di certi nostri contemporanei per trovare di che denunziarlo al parlamento, alla polizia o alla pubblica opinione oggi, come altre volte al S. Uffizio.

Era il caso del Carnesecchi. Le imputazioni sul conto suo risalivano al 1540. Cortigiano spiritoso, monsignore curioso, vissuto con duchi e papi e cardinali e dame, scriveva moltissimo, ragguagliando dei fatti non solo, ma delle dicerie che sono il trastullo di Roma e delle corti. Ed ora vedeasi messe innanzi quelle carte, e domandata ragione d’ogni parola, spiegazione d’ogni frase, con una sottigliezza che fa bile. Egli aveva subito il primo processo sotto Paolo IV, quando furono imprigionati e il cardinale Morone e il Foscarari ed altri. Eppure s’insiste a chiedergli ragione di qualche epiteto contro quel papa, dell’avere espresso il desiderio della sua morte, d’essersi rallegrato perchè allora bruciaronsi gli archivi dell’Inquisizione a Ripetta. E quando si formò il conclave, «Voi chi desideravate gli succedesse? perchè avreste preferito il Morone? e questo desiderio lo manifestaste alla signora Giulia? e la signora Giulia chi desiderava? e perchè?»

Interrogato perchè avesse scritto che al Seriprando l’esser fatto cardinale non giovava all’anima nè al corpo, egli spiega che a un uomo di 70 anni conveniva più l’attendere alla sua chiesa, che non il viver a Roma. Ma no, gli obiettano: «pare volesse inferire altra cosa: lo dica ingenuamente». Egli protesta di parlar secondo verità; ed essi: «No: pare volesse intendere che il Seriprando, fatto cardinale, dovrebbe mostrar di credere altrimenti di quel che crede in fatto»1.

  1. Il Sig. Generoso Calenzio prometto pubblicare l’autobiografla del card. Seriprando, che fu uno dei legati del Concilio sotto Pio IV.
    È noto che il card. Morone era figlio del famoso cancelliere Girolamo Morone, intorno al quale si occupano tre volumi della stessa Miscellanea. Ora il giornale l'Archivio Veneto pubblica il disegno di esso cancelliere alla maestà cattolica nel 1517 per la cacciata de’ Francesi d’Italia.
    A questi tempi si riferisce il libro di Teodoro Brieger, Gaspare Contarini e il tentativo di conciliazione in Ratisbona nel 1541, esposto secondo le fonti, (ted). Gotha, 1870.