Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/327

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rassegna bibliografica 323

la liberazione della patria, vi spende intorno il capo XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, e il XX. E dopo di avere raccolto gli aforismi che il Machiavelli era venuto via via stabilendo, come questi: «Che la patria si debbe difendere o con ignominia o con gloria»; che «dove si delibera al tutto della salute della patria, non vi debbe cadere alcuna considerazione nè di giusto, nè di ingiusto, nè di pietoso, nè di crudele, nè di laudabile, nè d’ignominioso; anzi, posposto ogni altro rispetto, seguire al tutto quel partito che le salvi la vita, e mantengale la libertà»1; - e dopo aver enumerati i suoi meriti - del Valentino - nell’essersi disfatto delle armi mercenarie, sempre vili e pericolose; e di avere invece cercato di rendersi formidabile per armi proprie; ed essersi così composto un esercito interamente d’indigeni, ne riesce a questa conclusione: «Sì, gli è ormai tempo, affè d’Iddio, che al duca si tributi quell’encomio che meritamente gli è dovuto da chiunque con animo imparziale e scevro di preconcette idee, studii le condizioni vere nelle quali languiva l’Italia nei primordii del secolo XVI; gli è ormai tempo, dico, che a titolo di riparazione gli sia resa una postuma giustizia. Se dunque il Machiavelli, nel suo libro del Principe, eresse al duca tale un monumento, che è imperituro; gli Italiani del secolo XIX, imitando quell’immenso ingegno, il creatore della Politica, gli erigano almeno in Campidoglio tale un marmoreo busto, che, espiando le contumelie del passato, attesti alla presente e alle future generazioni la loro savia benemerenza»2.

Nulla meno che a questo. Ma no; e se l’A. nell’ultima parte: Niccolò Machiavelli moralista nel suo Principe, partendosi dal principio che esista un dualismo in fatto di morale; e che vi siano due modi di combattere: l’uno con le leggi, l’altro colla forza propria, il primo dell’uomo, il secondo della bestia; e che sia però necessario ad un principe «saper bene usare la bestia e l’uomo»3; e che per questo rammenti il mito di Achille dato a nutrire a Chirone Centauro, che era mezzo bestia e mezzo uomo; se intende a

  1. Pag. 93.
  2. Pag. III.
  3. Pag. 119.