Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/410

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404 la gallia togata

ampie lodi dei Galli togati, appellandoli «ottimi e fortissimi uomini», esaltandone la gravità, il consenso nei voler difendere la romana grandezza; proclamandoli «fiore d’Italia, forza del popolo romano, ornamento della dignità di lui»1.

E finalmente l’ambizione de’ Galli togati di poter essere anche di nome e di diritto cittadini romani, com’erano oggi mai di animo e di coltura, venne appagata dai vendicatori di Cesare; non già per disegno di favorire la provincia, ma piuttosto mossi da gelosa prudenza. Imperciocchè nello spartirsi fra loro il mondo romano, quando furono a trattare della Gallia Cisalpina, la cui topografia e la storia degli ultimi anni mostravano che importava troppo di impedirne il possesso a un rivale; per scemar pericolo determinaronsi a dichiararla parte d’Italia, e così riconoscere anche politicamente per il bel paese tutto quei confini, che natura medesima gli aveva disegnati. Ciò precisamente nell’anno di Roma 7122.

Cessò dunque allora la gran valle del Po di essere Provincia; e allora soltanto, per conseguenza, ebbe il diritto di quella cittadinanza romana, di cui già da qualche anno la rimanente Italia andava insignita. Ma il dono le era fatto quando appunto stava per scadere del suo maggior pregio, sotto il dispotismo imperiale.

P. Rotondi.      



  1. Philip. III, c. V.
  2. Come si legge nelle Guerre civili di Appiano: «Stabilirono (Ottaviano ed Antonio) di dare l’autonomia alla Gallia posta al di qua delle Alpi, come già aveva avuto in pensiero G. Cesare». Lib. V, 3.