Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/412

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406 delle antiche relazioni

anche a quei tempi parve incomportabile mostro, il papa bandiva una crociata, ed a chi prendeva l’armi contro a lui accordava quelle indulgenze medesime che erano riserbate ai liberatori del sepolcro di Cristo. Venezia emula della potenza di Ezzelino e commossa dalla vista de’ miseri Padovani rifuggiti nelle sue lagune con le membra ne’ tormenti arse e troncate, forniva le armi e le affidava a Filippo Fontana arcivescovo di Ravenna e legato papale che invitò il popolo adunato nella piazza di San Marco a venire armato al castello delle Bebbe. Predicò ancora in Ferrara gridando dal limitare della chiesa di San Giorgio ai Ferraresi ed ai Padovani ivi rifuggiti «che ormai era ora di finire le parole e di incominciare a fare ciò che fino allora si era promesso: che nessuno gli dicesse essere impossibile di combattere contro un uomo aiutato dal demonio, che anzi egli se altri non avesse che le vedove e gli orfani afflitti da Ezzelino, pure lo avrebbe assalito; che le sue iniquità erano giunte fino al Cielo e Iddio avrebbe contro a lui combattuto»1. Oltre ai Veneziani, secondo la cronaca del Carrari, cinquecento fanti ferraresi seguirono il legato; ebbe ancora tutti i fuorusciti di Padova, di Verona e di Vicenza, e da Bologna molta cavalleria.

Lieti e speranzosi partironsi i novelli crociati e con essi grande quantità di preti e di monaci, fra i quali uno fu per nome Claretto, che incontrato un contadino con tre cavalle, per forza gliene tolse una, e balzatovi sopra, agitando una pertica a modo di lancia, incominciò a correre in giro gridando: Animo soldati di Cristo, animo guerrieri di San Pietro, di S. Antonio! Alle pazze grida di costui novello ed inaspettato ardore si risvegliò ne’ soldati, ed il 18 di giugno il Legato alla testa

  1. Salimbene, Cronica.