Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/413

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fra venezia e ravenna 407

del suo esercito ed attorniato da gran numero di preti cantando l’inno


Vexilla Regis prodeunt,
Fulget Crucis mysterium


ripetuto a gran voce da’suoi crociati, mosse da Pieve di Sacco verso Padova. La quale, cinta di triplice giro di mura e di buone fosse, era stata affidata da Ezzelino a mille e cinquecento difensori, mentre egli era andato in altro luogo temendo di perderla quanto Iddio teme di cadere dal cielo, che ben sapeva quanto disordinata ed imbelle era l’oste del Legato. Ma, partito il tiranno, il presidio era rimasto pavido ed incerto, e fortuna volle che fra i crociati si trovasse un santo frate che al secolo era stato ingegnere di macchine guerresche e come tale molto avea lavorato per Ezzelino preparando gli arieti, gatti e simili ingegni per prendere città e castella. Il Legato se lo fa venire dinanzi e per santa obbedienza gli comanda che, deposto il mansueto abito del beato Francesco, si vestisse di bianco e subito fabbricasse un gatto tale che per esso Padova potesse esser presa.

Il frate chinò umilmente il capo, e postosi all’opera, preparò una macchina che dinanzi ardeva ed appiccava il fuoco, e di dietro come il cavallo di Troja celava uomini armati. - Narrano tutte le istorie come la città fosse presa e come i crociati contaminassero il bel nome di liberatori; ma il Salimbene contemporaneo scrive che coloro che fecero tanto guasto non furono i soldati de parte Ecclesiae, cioè quelli del Legato, ma qui recesserunt de Padua. Allude alle sevizie del presidio di Ezzelino prima di lasciare la città o alle private vendette dei fuorusciti rientrati? Una lacuna lascia incerto il senso di questo passo. Istituiva poscia il Legato una festa annuale in onore di S. Antonio che a suo credere avea profetato tutti i dolori che i Padovani avevano sof-