Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/68

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
64 delle feste e dei giuochi

bronzo nel più degno luogo della maggior sala di Palazzo, una epigrafe che ne ricordasse le gesta e la carità verso la patria; ed infine, comperata del pubblico denaro una casa onorifica (domum honorificam) sulla piazza dei D’Oria, quella si offerisse in dono ad Andrea1.

Nè la gratitudine verso l’insigne cittadino si risistette a queste provvidenze, comecchè assai cospicue e sopra modo onorevoli; ma gli fu sempre testimoniata ogni qualvolta se ne presentò l’occasione. Talchè, avendo egli nel 1533 espugnate Corone e Patrasso, e costretto il

    nissima di questa Repubblica a tutte le persone di qual si voglia qualità che manchino dagli esercita et operationi manuali, e tenghino le butteghe chiuse nella maniera che si suole e deve fare il giorno della Domenica, sotto pena de libre 5 in 10 per ogni contrafaciente.» (Politicorum, mazzo 1, numero 52).

  1. Ved. il testo del decreto riferito dal D’Oria, La chiesa, di san Matteo ecc., p. 303; nel quale eziandio si leggono i privilegi di franchigia a favore d’Andrea.
    La statua in bronzo cui si accenna, fu commessa dalla Repubblica a Baccio Bandinelli che mai non la fece; anzi neppure consta che vi ponesse mano. Anche la gente dei D’Oria ordinava a Baccio di ritrarre in marmo lo stesso Andrea sotto sembianza di Nettuno, e stabiliva d’allogarne dipoi la figura sovra la piazza di san Matteo. Per far abbozzare tale statua il Bandinelli, che trovavasi in Genova, recossi tosto in Carrara alle cave del Polvaccio, ma quivi indi a poco abbandonò l’opera incompiuta; la quale pare debba essere quella medesima statua di Nettuno che i Carraresi rizzarono ia sovra La fonte in sulla piazza del loro Duomo.
    In seguito i D’Oria si rivolsero a Giovanni Angiolo Montorsoli, e da questi ebbero lo stupendo colosso che poscia cedettero (pregati) alla Repubblica; e che perciò fu innalzato sul davanti del Palazzo Ducale, ove stette lino al 1797. In quest’anno però cadde in balia del furore popolare, e fu rovinato unitamente al Governo di cui il D’Oria appunto avea gittate le fondamenta. Cionondimeno la sua famiglia raccolse in appresso que ’resti preziosi, e religiosamente li conserva murati nel chiostro che sorge accanto al tempio sopra mentovato (V. Atti della Società Ligure, ecc., III, pag. 121).
    La casa donata ad Andrea è quella che sorge presso alla piazza di san Matteo, tutta fregiata d’eccellenti sculture; e sovra il portico si legge tuttavia questa iscrizione:

    senat: cons: andre-
    ae de oria patriae
    liberatori mvnvs
    pvblicvm