Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/123

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del nome « napoleone » 103

suna il fratello. Ma otto anni innanzi ambedue erano accorsi a Federico nelle parti di Ravenna; che di ambedue leggiamo il nome appiè di un atto che li tocca da vicino, e che potè ben essere opera loro: la conferma ai consoli e al popolo folignese del territorio compreso entro confini che avevano ad essere i consueti, colla giunta di Bevagna e Coccorone, che dovevan prima appartenere a Spoleto1.

Da questo Napoleone vuol bene col Dorio distinguersene un altro, al quale, secondo lo storico de’ Trinci, il Barbarossa deve essser stato largo di favori fin dal 11552. Egli ci è dato come zio della coppia Napoleone-Rainaldo, cioè qual fratello di Monaldo loro padre.

A lui la gloria maggiore viene da un figlio; ossia, da quell’altro Rainaldo, che, datosi a vita monastica, morì nel 1222 vescovo di Nocera e meritò d’essere venerato per santo, diventando il principale protettore della città di cui per quattr’anni aveva governato

    «quondam», non significa nulla. Il «quondam» si mette e si tace a capriccio; sicché nel documento del 1205 Rainaldo ne va privo la prima volta che si nomina, ne è corredato la seconda, mentre segue il rovescio per il padre suo proprio.

  1. Ficker, n. 150. Trentadue anni dopo, in una nuova conferma largita ai folignesi da Ottone (Ficker, n. 222), quel sentimento di favore verso la nostra famiglia che qui s’era manifestato coll’aggregazione di Bevagna e Coccorone al territorio di Foligno, si manifestò collo staccarneli di nuovo, facendo che più non dipendessero se non dall’impero: «excipimus etiam Mevaneam et Coccoronum cum omnibus suis pertinentiis, quia ea specialiter ad manus nostras et servitium imperii retinemus.» La medesima eccezione si leggerebbe in un’altra conferma fatta l’anno appresso dal duca di Spoleto Diepoldo, se il documento non ci fosse pervenuto malconcio (Ficker, n. 226).
  2. P. 102. Due argomenti, indipendentemente dalla fede che si voglia dare allo scrittore, mi persuadono che la distinzione fatta dal Dorio sia rettissima. L’uno è il titolo di «nobiles filiorum Napoleonis» attestatoci per un ramo della famiglia che possedeva la Gaifana e Pustignano (p. 102, e cfr. poi 107): feudi dei quali nel ramo di cui ci s’è occupati finora non occorre mai la menzione. L’altra è il fatto che di quello ch’egli dice Napoleone I, il Dorio conosce due figli, oltre al santo di cui si vien subito a parlare; e i nomi non hanno riscontro alcuno in quelli dei figliuoli del Napoleone di Rainaldo, nonostante che rispetto a costoro noi ci si trovi, grazie ad uno dei nostri documenti (Ficker, n. 210*), più compiutamente ragguagliati che non porti l’opera del Dorio (p. 104). Del resto, l’inesattezza in cui il Dorio cade, tramutando in figliuolo di Rainaldo un Oderisio figlio di Napoleone, viene ad essere una riprova dell’attendibilità sostanziale delle sue informazioni. I suoi personaggi egli li raccoglie: non li inventa.