Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/125

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del nome « napoleone » 105

«venticinque libbre di Grossi per ciascheduno»1. La notizia, circostanziata parecchio, ha l’aria di provenire da un documento; ma bisogna subito soggiungere che in tal caso, o il documento era falso, o ne fu mal letta la data. Ciò si deduce, e dai «Grossi» moneta, ch’io sappia, sconosciuta affatto a quei tempi - e dalla qualifica di «Dottore», attribuita nientemeno che a tre fra i dodici fondatori; giacché, se la designazione di «legis doctor» o «doctus» - non mai di «doctor» nudo e crudo - s’incontra anche alquanto prima che sorgesse lo Studio Bolognese, essa è allora troppo rara, perchè la frequenza che qui abbiamo, al 1053 soprattutto, sia in nessun modo ammissibile. E sarà certo per via del Tronci, o del documento da lui usato, che si trova messo intorno alla metà dell’undicesimo secolo il padre di S. Guido, da chi asserisce che questo padre sia un Napoleone2; il che se pur fosse, non gioverebbe punto a noialtri, dacché rispetto all’età di questo povero santo c’è buio fitto. Del resto, il Litta e il Passerini, che con ricchi materiali hanno ricostruito modernamente la genealogia della famiglia Della Gherardesca, non sanno in essa indicarci nessun Napoleone anteriore al secolo decimoquarto3.

La conclusione è dunque che il nome Napoleone esce alla luce abbastanza tardi, nell’Umbria e in territorio romano4, vale a

  1. P. 19-20.
  2. Ved. Mittarelli, Annal. Camaldul., III, 50-52. Anche l’affermazione che Guido sia figlio di Napoleone, potrebbe forse venire dal Tronci: in tal caso dalla Storia manoscritta delle Famiglie Pisane antiche e moderne, adoperata parecchio dal Tempesti (Ved. segnatamente p. 110), vista probabilmente ancora dal Moreni, e che Dio sa dove sia poi andata a finire. Colla comunicazione di un Conte della Gherardesca al Papebroch potrebbe assai bene collegarsi, fatta ragione dei tempi, anche la parte presa nel 1689 dallo Spedale della Misericordia alla traslazione delle ossa di S. Guido ad un altare speciale (Mittarelli, VIII, 483).
  3. Quanto a S. Guido, essi vorrebbero riconoscerlo in un Guido figlio di un Ugolino, che si mostra una sola volta in un documento del 1134 (tav. ii); ma questa anche per loro è una mera congettura, e una congettura, soggiungiamo subito, assai debolmente fondata.
  4. Chi badasse al Litta, dovrebbe credere che, in ultima analisi, ci s’avesse a ridurre molto verosimilmente all’Umbria soltanto, ed anzi suppergiù a quella sua parte dov’ebbero i loro dominii i Conti di Coccorone; giacché egli dice che gli Orsini sono indicati dal Petrarca «siccome famiglia uscita dalle valli di Spoleto e da Norcia (tav. i. Orso); e cotale derivazione par bene volersi accogliere da lui. Abbia anche il Petrarca detto ciò, non sarà da lasciarsi muovere facilmente dalle sue parole; ma neppur son sicuro che l’abbia mai detto. Che certe fiabe risibili, che il Sansovino (Historia di Casa Orsina, 6) dice di prendere da Messer Francesco, il quale