Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/157

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l'astrologia e la consegna del bastone 137

istruzioni essendo di somma importanza che la cerimonia si compia in quell’ora precisa e non prima; perchè tutti i punti precedenti a quello determinato sono nefasti. Che se, per trovarsi in aperta campagna e per essere privo dei mezzi di misurare con esattezza il tempo, egli non potesse osservare quel punto con quella diligenza che gli raccomandano, anzichè correre il rischio di anticipare d’un sol minuto l’ora indicata, la lasciasse pure trascorrere, avendo pur sempre cura di dare principio alla cerimonia in un momento vicino quanto più fosse possibile a quello dete minato. Tali furono gli ordini che al magnifico Lorenzo diedero quei prudenti magistrati; i quali però, forse pieni di terrore, non si curarono in quella circostanza di cercare se quella pratica minuta ed esatta potesse in qualche modo recare pregiudizio alle operazioni militari; anzi lasciarono che le loro terre cadessero in mano del nemico; che, di fronte ai continui progressi di questo, l’esercito rimanesse inoperoso, non per altro che per dar tempo di compiersi alla congiuntura che gli astrologi avevano pronosticata felice. Onde il buono Ammirato, che conobbe questo documento, acceso di giusto sdegno, imprecò alla supertizione del tempo che consigliava quegli uomini, pure amantissimi della patria, a trascurarne in tal modo i più santi interessi !1.

Accanto a questo, altri fatti dimostrano che il Magistrato non era sempre si ligio ai dettami dell’astrologia e che spesso li poneva in non cale. E questo contegno scusavano la facile

  1. Scipione Ammirato, Istorie fiorentine (Firenze, stamp. Nuova di Amador Massi e Lorenzo Landi, 1641), tomo III, p. 127, libro XXIV: «Mentre Cacchiano si batte, e i Fiorentini sono attenti a pigliar il punto dell’Astrologo per l’hora, e il di nel quale il bastone al Generale si dovea consegnare, non prima quasi dell’oracolo disposti, hebber balia di poter ciò fare, che a’ 27 del mese dopo le 16 hore: scrivendo i X a Lorenzo de Medici, che diligentemente quel punto osservasse; nel quale il Cielo ogni cosa felice promettea, dove avanti alle 16 hore rovina e pericoli venivano minacciate grandissime. Queste si fatte superstizioni mi fanno credere haver indotto per avventura in quei tempi il dottissimo Giovanni Pico a scrivere dodici libri contro questa generazione d’huomini ...»,