Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/158

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138 aneddoti e varietà

dimenticanza di un costume che nessuna rubrica dello Statuto, che nessuna provvisione contemplava, e le gravi ragioni di Stato. Abbiamo difatti già avvertito che il 29 settembre 1153 in seguito a terremoti sentiti nella notte, i Signori cedettero alle esortazioni degli astrologi e contromandarono l’ordine di celebrare la ceriamnia del bastone ch’essi avevano dato la vigilia stessa ai Commissari al campo. Ai quali, dopo che li avevano avvisati della elezione di Sigismondo Pandolfo Malatesta a Capitano generale delle loro genti, e dopo che avevano partecipato a questo la sua nomina1, avevano il 28 settembre già mandato le seguenti istruzioni: «Circa la parte della obedientia di messer Sigismondo,... gl’abbiamo dato et diamo la obedientia, governo et titolo di Capitano generale et così voglamo ch’egl’abbi in segno di quello il bastone... Et così per queste vi commettiamo che con ’l nome di Dio glelo diate a ogni sua voluntà, aciò che niente manchi che cognosca essere utile al buono governo delle nostre genti et a conseguire il fine disiderato delle imprese disegnate. Et così con quelle parole et modi che vi parranno convenienti gli direte et farete...»2. E chiaro che, dettando queste parole, non ricordavano di dovere interrogare le stelle prima di venire a quella funzione e

  1. R. Arch. di Stato in Firenze. - Riformagioni. - Signori Cart. Miss. Registri, I Cancelleria: n.° 38, a c. 144 t.°-145: «Commissariis campi. ... Et a ciò che per effecto si dimostri la fede che noi habbiamo sempre avuta nella persona del s. Sigismondo, vi diciamo che noi siamo contenti, come ne richiedete, che lui sia Capitano generale del nostro exercito et cosi possa comandare con quella auctorità et con quelle preeminentie che a tanta dignità si conviene et si come ne’capitoli facti con lui gli fu promesso. Et però significherete alla sua M. quanto si dice; gli darete in titolo et in segno di tale au/torità nel nome dell’altissimo Dio a sua posta il bastone, confortandolo et pregandolo che queste nostre cose posate sopra le spalle della sua sapientia vogla con sperientia mostrare a questo popolo quello che moltissime volte la sua M. et per sue lettere et per sua parte ci è stato significato, . . . Dat. Fior, die xxvij septembris 1453, hor. 3 noctis». — E ivi, a c. 145 t.°: «... Come per l’ultima scrivemmo a’ nostri Commissarii, noi vi diamo et concediamo et confermiamo quella auctorità de l’essere governatore et capitano del nostro exercito et commettemo loro che in segno di ciò nel nome dello eterno Dio vi dessono il bastone, si come pe’ capitoli fermati fra la Y. M. et il nostro Comune vi fu promesso ...».
  2. Ivi, a c. 147: «Dat. Flor. die xxviij septembris 1453, hor. 4».