Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/159

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l'astrologia e la consegna del bastone 139

di non dover già rimettersi in tutto alle deliberazioni e al volere dei Commissari e del Capitano in faccenda che alla civiltà del tempo pareva si grave ed importante. Vennero in buon punto quei terremoti per richiamarli all’antica usanza, alla quale certo non gli avrebbero fatti pensare le istanze ed i mormorii di maestro Paolo, loro astrologo, e dei colleghi di lui1; e diedero ordine di soprassedere alla consegna del bastone fino al 10 di ottobre, nel qual giorno soltanto era il «punto da fare tale acto»2. L’ordine, aihmè! giunse troppo tardi: i Commissari, appena ricevuta la lettera del 28 settembre, eransi affrettati ad eseguire gli ordini in essa contenuti e ne avevano dato notizia ai Signori. I quali poco si crucciarono invero della inosservanza dei noti precetti ed anzi trassero buoni auguri dalle promesse di Sigismondo, dall’allegrezza di lui e del campo, dal felice principio dell’impresa, «che è il segno et agurio buono», dicono essi, compendiando in queste poche parole tutta la loro incredulità in fatto d’astrologia3.

Non altrimenti si comportarono i Dieci di Balia alcuni anni dopo, quando fu dato il bastone al Duca di Ferrara. Abbiamo già riferita l’istruzione che diedero a Lorenzo de’ Medici per procedere a questa cerimonia; ma prima di pensare a lui essi avevano scritto, il 20 di settembre 1478, ai Commissari: «Domane crediamo sarà costi il m. m. Io. Iac.°4. Porta a cotesto ill.mo Cap.° la bandiera et il bastone per parte de’ suoi ex.mi S. Manderenvi anchora noi la nostra; il ba-

  1. Doc. I.
  2. Ivi.
  3. R. Arch. di Stato in Firenze. - Riform. - Sig. Cart, Miss., I Cane, n.° 38, a c. 150 t.*: «Commissariis campi. Rarissimi nostri. Rispondendo alle vostre ultime lettere che sono de’ di xxx del passato et de’ di 2 del presente, verremo solamente agli effecti. Et prima vi diciamo che non obstante che noi v’avessimo scripto che voi soprasedessi di dare il bastone al mco s. Sigismondo, nondimanco, poi che gliel’avete dato, ne siamo contenti, poi chè la sua S.a se ne contenta; et insieme con la sua M. et con voi ci rallegriamo del conforto che scrivete che per la sua S.a et per cotesto campo se n’è preso, sperando che sarà stato in buon’ora et in buono punto, et maxime veduto il felice principio, ch’è il segno et agurio buono come scrivete; et così piaccia a Dio farlo succedere di bene in meglio .... Dat. «Fior., die iij octobris 1453, hor. 2».
  4. Giovanni Jacopo Simonetta, segretario e oratore dei Duchi di Milano.