Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/160

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140 aneddoti e varietà

«stone, basterà quello medesimo. Insieme colla S. M. concorrerete in nome della città a insegnirlo dell’uno et l’altro segno et honorarlo quanto più possibile vi sarà. Non crediamo a questo apto1 vi bisogna altra special procura o «mandato, havendo voi in ogni cosa costi tucta la nostra auctorità, che è in effecto tutta l’auctorità della città nostra»2. Colle quali istruzioni, senza curarsi delle stelle, rimettevansi a quello che avrebbero fatto i loro ufficiali. Ma, ripensando poi agli ordini dati, presto si ravvidero; e consigliati da gravi ragioni politiche diedero subito ordine di soprassedere all’esecuzione dei medesimi. Le condizioni dell’esercito e della Repubblica richiedevano allora che andasse al campo un uomo autorevole, che incitasse i condottieri a compiere il loro dovere e suggerisse ai Commissari e al Capitano generale quei provvedimenti che potevano rialzare le sorti della Repubblica, troppo abbattute dal Duca di Calabria. Quest’uomo era Lorenzo de’ Medici; la cui venuta avrebbe destato i sospetti dell’accorto nemico, se non fosse stata nascosta sotto le false sembianze della cerimonia che appunto in quei giorni doveva essere celebrata. Ma, prima che si ponesse in cammino, i Dieci non fecero mai parola di lui, come se avessero temuto che il duce nemico indovinasse le ragioni per le quali un tanto personaggio muovevasi da Firenze. La vigilia stessa della partenza ne tacevano ancora il nome, quando commettevano ai Commissari di mandargli incontro per buon tratto di via una scorta numerosa e forte. Ai 26 di settembre soltanto ne diedero chiaramente avviso con una lettera che ben dimostra che scopo della andata di lui non era la celebrazione di quella cerimonia, ma bensì cosa assai più grave3.

  1. Cosi nel testo per atto.
  2. R. Arch. di Stato in Firenze. - Riform. - Dieci di Balia. Carteggio, Miss. Reg. n.° 7, a c. 73.
  3. Il 21 settembre 1478 i Dieci, che il 20 avevano mandato ai Commissari la lettera da noi riferita, scrivevano di nuovo ai medesimi (R. Arch. di Stato in Firenze. - Riform. - Dieci di Balia. Cart. Miss. Reg. n.° 7, a c. 75): «Hiersera vi scrivemo et credemo che, secondo che insino a quella hora s’era ragionato, il mag.co m. Giovan Iac.o dovessi essere costì stasera per le cagioni vi