Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/209

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rassegna bibliografica 189

stretto a conchiudere non potersi determinare quali esse fossero, sebbene il confronto con altre testimonianze dimostri «che dovevano essere scritture di grande importanza» (p. 30).

Nei capitoli seguenti, dal XIX al XKVII esamina quindi più particolarmente le relazioni dell’opera di Giovanni col Chronicon Gradense, colla Cronica de sing. patr. nove Aq., coi documenti anteriori al 1009, col Chronicon Altinate e finalmente col Liber pontificalis di Gregorio di Tours e con le opere di Beda e di Paolo diacono.

Studiando le relazioni col Chronicon Gradense, espone minutamente tutte le questioni di cui abbiamo già toccato parlando di questa composizione. Or qui possiamo notare ancora come il M. muova alcune obbiezioni a un altro valente cultore di questi studi, cioè al prof. Carlo Cipolla, il quale, pur non volendo pronunziare un giudizio definitivo sull’autore del Chronicon gradense, si mostrò peraltro disposto ad ammettere che il diacono Giovanni abbia riunito insieme materialmente il sommario del racconto sopra Torcello e Grado (che si legge nel Chronicon Altinate) con le notizie sui patriarcato di Grado, che sono evidentemente tratte dalla Cronica de sing. patr. n. Aq.1.

Come abbiamo già detto, il M. non giunge con le sue osservazioni ad alcun risultato positivo, ma ponendo innanzi tutti gli argomenti che si sono addotti e che si possono addure in tali ricerche e mostrando sottilmente il loro diverso valore, lascia lo studioso pienamente libero del suo giudizio. Nè si può far torto di ciò all’egregio autore; dobbiamo anzi riconoscere a suo merito questa prudenza, quando si pensi che molti storici, per un male inteso ardore di novità o di originalità, basano spesso le loro asserzioni categoriche sopra indizi assai incerti e discutibili.

Quanto alla Cronica de sing. patr. nove Aq., il M. inclina a credere che le somiglianze del suo racconto con quello del diacono Giovanni derivino dall’aver questi seguito una testimonianza molto affine ed ora perduta; e soggiunge che l’ipotesi di un’altra fonte a noi sconosciuta gli sembra in modo migliore giustificata dalle diversità che le due cronache presentano nel testo della nota lettera di Gregorio II al patriarca d’Aquileia Sereno, in data 1.° dicembre 723. E nel cap. XXI esamina appunto il testo di questa lettera.

Assai interessante è pure il capitolo seguente dove il M. prende in considerazione due altre famose lettere papali, di cui una è pure riportata dal diacono Giovanni, ed è quella scritta da un papa

  1. Archivio Veneto, fasc. 56, p. 207.