Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/215

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rassegna bibliografica 195

ricaverebbe che nel 1444 Francesco era sempre a Ferrara, e che da qualche tempo v’era amicizia fra il Panormita e il Griffolini. L’A. congettura che all’esaltazione di Niccolò V (6 marzo 1447) il Griffolini fosse già a Roma, e che «probabilmente per gratificarsi il papa e secondarne il vivo desiderio di far conoscere ai contemporanei tutte le opere degli scrittori ellenici, classici e profani, fino d’allora si dedicò a rendere latini libri greci» (pag. 17).

La prima versione di Francesco pare fosse quella delle epistole di Falaride, dedicata a Malatesta Novello dei Malatesta signore di Cesena; versione che fu giudicata dal Fabricius elegante e non disprezzabile. La versione del Falaride procurò a Francesco gravi molestie. Il prete veneziano Andrea Contrari lo accusò di essersi appropriata la versione fatta nella scuola del suo maestro Teodoro Gaza, e di averla fatta poi rivedere da Pietro Odi. Il Contrari faceva autore di questa accusa Vittore Parmense, il quale scrisse un’invettiva atroce contro il Griffolini a proposito di questa traduzione: dalla quale bensì il M. trae argomento per stabilire che il Falaride ed altre versioni appartengono al Griffolini.

Spigolando altre notizie sul Griffolini, il M. trova che nei primi tempi della sua dimora in Roma, insegnando grammatica, s’era già acquistata una bella riputazione. In quei tempi deve risalire il suo viaggio a Napoli, dove sembra che fosse onorato dal re e ne provasse la liberalità.

Vivente Niccolò V, Francesco si accinse a volgere in latino molte Omelie del Crisostomo, versione che seguitò sotto il pontificato di Callisto III. Fatto papa Enea Silvio Piccolomini, Francesco offri al nuovo pontefice la versione delle epistole di Diogene «intrapresa probabilmente per la notizia avuta che il Re Alfonso d’Aragona l’aveva fatta chiedere dal Panormita al pigrissimo Aurispa» (p. 25), Al medesimo Pio II Francesco dedicò un trattatello da lui rinvenuto sulle diverse sorgenti d’acque salubri.

Forse, con l’ufficio di segretario d’un cardinale o d’altro grande prelato, Francesco seguì il papa, partito da Roma il 22 gennaio 1459, recatosi a Mantova al convegno ove doveasi stabilire la crociata contro i Turchi. Passando per Firenze, egli vi si fermò, certo munito di salvacondotto. E da una lettera, che l’A. attribuisce con buone ragioni al Griffolini e non all’Accolti, si ricava che Cosimo lo accolse a guisa di figlio. Da un’altra lettera del 19 luglio 1459 a Piero de’ Medeci, datata da Mantova, si ricava che il Griffolini voleva rivedere la versione delle Omelie per destinarle a Cosimo, e che stava scrivendo l’epitaffio per la tomba del Marsuppini.

L’A. attribuisce a Francesco la traduzione della Calunnia di Luciano. Adempiendo la promessa fatta, Francesco corresse poi la