Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/217

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rassegna bibliografica 197

fonda, è giunto il Mancini. È questa un’ottima monografia, che fa attendere con impazienza la pubblicazione dell’opera sulla vita del Valla.




Giovanni Filippi. Il convegno in Savona tra Luigi XII e Ferdinando il Cattolico. - Savona, tip. Bertolotto, 1890. - In 8.°, di pp. 40.

L’opuscolo del prof. Filippi riguarda il convegno che i re Luigi XII e Ferdinando il Cattolico ebbero a Savona, nel 1507; poco dopo che il primo aveva soffocato nel sangue la rivoluzione genovese di Paolo da Novi, e mentre il secondo trascinava seco in Spagna, quasi prigioniero, il Consalvo. Fu questa circostanza del trovarsi ambedue nei loro possedimenti italiani, che fece sorgere a Ferdinando l’idea d’un abboccamento. Tuttavia, quantunque il Cristianissimo si fosse affrettato ad accettare la proposta e a designare come luogo del convegno Savona, per un istante la cosa restò incerta: che Ferdinando si traccheggiava a Gaeta, non sapremmo per quali scrupoli. Ma finalmente la flotta spagnola, la mattina del 28 giugno, entrava nel porto di Savona, e i due re s’incontravano.

Erano frattanto venuti a Savona i messi di varie potenze italiane. Venezia vi aveva mandato Gabriele Moro e Antonio Condulmer; ma ogni ricerca negli archivi per vedere quali istruzioni avessero essi ricevuto e quali relazioni mandassero, è riuscita vana al Filippi. Da Firenze eran giunti Pier Francesco Tosinghi e Giovanni Ridolfì, per trattare dell’ormai divenuta lunga questione di Pisa; e delle loro lettere ai X di Balia, estratte dall’Archivio di Stato fiorentino, si serve il F. anche per desumere alcune notizie intorno al convegno; ma, quanto alle trattative, essi scrivevano, il di 29 giugno: «Se prima havamo poca speranza hora ne habbiamo qualche cosa meno». Da Lucca erano stati mandati Bono di Bernabò e Nicolao Cenani, perchè inducessero i due re a interporsi per far entrar la repubblica in amicizia e confederazione con Firenze, a patto peraltro che questa rinunziasse «ad ogni pretesa su Pietrasanta e sua vicaria, e sul porto di Motrone». La stessa Genova, con l’inviarvi Raffaele Fornari e Antonio Grimaldi, intendeva di fare presso il re Luigi pratiche «dirette a risolvere certe difficoltà nel pagamento del tributo, a diminuirne l’entità, ad ottenere dal re licenza di battere scudi».

Quanto alle decisioni generali prese nell’ultimo e stretto colloquio tenutosi da Ferdinando e Luigi alla presenza del cardinal