Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/218

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198 rassegna bibliografica

legato1, non si è mai potuto sapere nulla con esattezza. Gli ambasciatori fiorentini, così oculati e profondi, informavano subito la Signoria che, circa l’affare di Pisa «intendesi hanno capitolato insieme di nuovo, ma por ancora non eschano fuori i particolari»; che, circa le controversie fra Venezia e il Cattolico, non si era venuti ad alcun accomodamento, nonostante le molte pratiche di re Luigi, «perchè ciaschuna delle parti sta in sul tirato e in su l’honorevole»; che al Papa veniva accordato «di poter procedere in quel modo li paressi» contro Bologna ed i Bentivoglio. E gli scrittori contemporanei, come l’Abati e Jean d’Autun, non sembrano darsi la minima cura di conoscere le decisioni politiche, che furon prese. «Eppure (nota molto giustamente il F.) nel loro colloquio il Cattolico ed il Cristianissimo si erano occupati delle cose d’Italia, ed avevano da una parte gettate le prime fondamenta della lega di Cambrai2, dall’altra risoluta, per quanto era in loro, la questione Pisana. Ciò si comprese dalla natura degli avvenimenti posteriori».

Il 2 di luglio parti finalmente da Savona il Cattolico, e il giorno appresso Luigi di Francia. L’uno e l’altro lasciarono ai Savonesi dei privilegi, che il F. qui pubblica in appendice. Ferdinando concedeva loro piena esenzione da ogni gravezza o rappresaglia che potesse essere bandita da lui o da’ suoi ufficiali contro la repubblica di Genova; concessione che, graditissima ai Savonesi, fu poi confermata nel 1519 dalla regina Giovanna d’Aragona. Luigi XII poneva la città sotto la sua protezione, vietando ai Genovesi di combatterla in qualunque modo senza sua licenza, ma non affrancandola dal dominio di questi; ordinava che essa non abbia a pagar più la tassa per le galere, che riceva tosto i beni perduti ec.; infine accordava a tutti i Savonesi piena cittadinanza francese. Ma il privilegio del Cristianissimo fece accendere prima questioni, e poi guerra, fra Genova e Savona, da tanto tempo rivali.

Firenze.

G. R. Sanesi.

  1. Qui il F. osserva, pag. 19: «Siccome con questo nome i due ambasciatori di Firenze chiamano sempre il cardinale di Rouen, è a credere che questi, e non il cardinale di Santa Prassede, come parve al Guicciardini, sia stato presente al colloquio dei due re».
  2. Questa congettura del F. è resa sempre più probabile, è anzi quasi ridotta a certezza da un documento pubblicato dal sig. De Maulde La Claviére, e riferito dallo stesso F. nel suo articoletto: Ancora del Convegno di Savona (in Atti e Mem. della Soc. stor. Savonese, v. II); nel qual documento il re Luigi XII «con giuramento solenne promette al papa, a Massimiliano e all’Aragonese, di non fare per sei mesi alleanza con alcun altro principe, nè di tentare nulla a danno di quelli, ma di restare con loro unito come da artissimo federe».