Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/334

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314 il libro di antonio billi

incompiuta, non ricordandosi in essa molte delle più cospicue tra le sue pitture, come p. e. i cenacoli di Ognissanti, di S. Marco, di Passignano, di S. Donato, gli affreschi nel Palazzo Vecchio, nella Badia di Settimo e via discorrendo. Ora, non è da supporre che il maestro nei suoi ricordi abbia trattato da patrigno i propri figliuoli. Vasari nell’unico passo ove accenna ai detti ricordi (Vita di Stefano fiorentino, ediz. Milanesi, t. I, p. 452) li allega per testimonio che Giottino fosse piuttosto figliuolo di Stefano che di Giotto. Ora, nella notizia su questo maestro che si legge nei nostri due codici, egli per l’appunto vien detto figlio di Giotto; - quindi è escluso che il loro originale, il Libro d’Antonio, l’abbia cavata dalla fonte addotta del Vasari per il contrario, ed è per conseguenza anche poco probabile ch’egli se ne sia valso in generale per compilar il suo testo. Da ultimo, i nostri due codici nella notizia sull’Orcagna parlando della cappella maggiore di S. Maria Novella dipinta da esso, aggiungono «che la guastò a’ nostri dì il Ghirlandaio». Ora, non è egli ragionevole di supporre che il testo relativo del Libro d’Antonio copiato ne’ detti due codici non avrebbe inflitto al Ghirlandaio la colpa di aver «guastato» l’opera del suo predecessore, se fosse stato cavato dai suoi ricordi stessi? E come da quanto precede pare provato che l’autore del nostro libro non si sia giovato della fonte testè ricordata, così anche si può affermare che non abbia conosciuto il Commentario del Ghiberti, perchè nel suo testo mancano importanti e non poche notizie contenute in esso. Più sopra ne abbiamo già additate parecchie occorrenti nella biografia di Giotto; se ne potrebbero registrare altre dalla biografia dell’Orcagna (pitture nei Servi e nel refettorio di S. Spirito), di Stefano lo scimmia (affreschi in S. Maria Novella e in Assisi), Taddeo Gaddi (tavola ne’ Servi), Giovino (affreschi in S. Croce), Buonamico (pitture in Pisa e nella Badia di Settimo), e sopra tutto del Ghiberti stesso, la quale, mentre nel suo Commentario è narrata diffusamente, nel Libro del Billi è compendiata molto superficialmente in poche righe.

Se finalmente vogliamo accennar gli autori posteriori che tennero innanzi il detto libro, bisogna nominar accanto all’Anonimo Gaddiano, pure il Vasari. Abbiamo avuto l’occasione di accentuar parecchie volte nel corso della nostra dimostrazione quanto il primo l’abbia messo a profitto; per la parte che