Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/419

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i corsi e la corsica alla fine del secolo xv 399

far bottino, in cercare ogni turpe diletto. Il clero povero, ignorante e corrotto: pur tenuto in gran conto, in troppo gran conto, dalla plebe. La plebe finalmente mobile, travagliata dalle fazioni, pigra al lavoro, ignorante, selvatica, ma fiera, generosa, onesta e giusta e assetata di giustizia: migliore assai della fama, capace di grandi cose e meritevole di sorte migliore. I difetti stessi del popolo hanno lor scusa nella libertà che hanno sempre goduto, libertà che li fa intolleranti d’ogni giogo, ma che pure non impedisce loro di sottomettersi e di obbedire volontariamente e lietamente a ogni governo che rechi loro vera pace e vera giustizia.

Sugli usi e suì costumi in particolare l’Ivani non si distende, e solo accenna col riso sulle labbra alle costumanze militari che richiamano quelle dei pastori di Romolo, e a quelle costumanze funerarie, che oggi ancora sono fra le più caratteristiche e degne di studio della vita corsa. Nuovo invece quanto egli narra della venerazione per l’oratorio di Campoloro e del sacro valore che acquista il giuramento quivi pronunciato e dell’importanza che indi assume in ogni privata querela quel piccolo santuario; nè il Filippini, nè pure Pietro Cirneo, che scriveva poco dopo l'Ivani, recano notizia di un uso pur tanto caratteristico.

Certo il quadro che dei costumi e della vita dei Corsi reca nel primo libro del suo De rebus corsicis il chierico d’Aleria1 è più esteso e più completo di quello del Sarzanese; ma d’altra parte non mancano negli scritti di questo osservazioni e particolari che invano si cercherebbero nella storia di quello. Pietro descrive e non giudica, l’Ivani descrive e giudica sagacemente ed equamente; Pietro scrive della sua terra e dei suoi a confutare " dira nostrorum inimicorum mendacia „, l’Ivani narra ciò che vede o ha veduto, senz’altra preoccupazione che del ben dividere e comporre la sua epistola secondo i precetti dell’arte retorica; ottimista quegli perchè corso, narra i fatti della sua patria; pessimista questi, perchè con ingrato animo ha assunto un ufficio disforme dall’indole sua. Certo preziosi entrambi alla cognizione della storia e della vita dei Corsi.

  1. Petri Cyrnei, De rebus corsicis, Parigi 1834 (e in Muratori, R. I. S., vol. XXIV).