Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/48

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28 le più antiche carte

marne qualche cosa più che una associazione puramente amministrativa, quale potrebbe riscontrarsi nei Comuni in epoche posteriori; il carattere dominante delle Universitates è qnello di grandi famiglie, dove ognuno è responsabile per la sua parte delle azioni e dei demeriti dei singoli individui, criterio questo che ebbe una grandissima e varia esplicazione nel medioevo e che si sviluppò assai anche nelle nostre istituzioni comunali. Quindi anche nel governo della cosa pubblica non oligarchie nè poliarchie, ma uguali diritti e uguali doveri di tutti i cittadini. Gli affari di qualche importanza, quelli specialmente che si riferivano ai possessi comunali, erano trattati dall’assemblea generale alla quale intervenivano tutti gli uomini della Comunità atti al lavoro. Occorreva, per dar valore ad una decisione, la presenza di due terzi almeno degli aventi diritto al voto. Alla testa del potere esecutivo erano i consoli1, ai quali, perchè ne potessero richiedere il consenso e il parere per tutte quelle faccende che avessero un po’ ecceduto le loro più ordinarie e semplici attribuzioni, era aggiunto il consilium Comunis, un corpo di otto o dieci o dodici o anche più consiglieri giurati, detti nelle nostre carte consiliarii o, più spesso, boni homines, boni viri, antiani, antiquiores o jurati.

È, come è noto, questa dei consoli e dei primordi della loro esistenza una delle più importanti e discusse questioni che si rannodino a quella dell’origine dei Comuni. E le nostre carte, se nel loro complesso appartengono a un’epoca nella quale i consoli erano già ovunque generalmente stabiliti e tenevano il

    «videnda per focos amittuntur duo grossi per alios Plebatus, sed recuperantur si dicta summa dividetur et divisa fuerit per summam aestimi etc.» Nel documento, di cui non abbiamo che una copia del 1611, tratta dall’originale che esisteva allora a Castello, è aggiunto poi: «Foci Setauri sunt 45; foci Bondoni sunt 13».

  1. Era questo il nome dei capi dei villaggi nella Valle del Chiese, come in gran parte del Trentino. In alcune valli si usò tuttavia più spesso quello di sindaco o di regolano; pare anzi che in taluni luoghi queste due denominazioni si sostituissero alla più antica di console. E notevole che negli Statuti delle Giudicarie del 1290 (doc. XXXIII) si risenta l’influenza della patria del Vicario e compilatore che era Odorico di Corredo, anauniense, e quindi non si parli mai di consoli, ma di sindaci, distinguendo da questi i procuratori col nome di sindaci ad causas o ad lites.