Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/50

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30 le più antiche carte


E in quanto questa data può avere relazione con la origine dei Comuni nel Trentino, diremo che questa è forse assai più antica

    pia troppo sicura dell’alto, come certamente poco esatta dovette essere anche quella dell’Odorici, se gli errori che si riscontrano nella sua non sono piuttosto l'effetto della sua incuria, già abbastanza conosciuta. Dal testo dell’atto, che noi diamo secondo il codice bresciano, notando però le varianti dell’Hormayr e dell’Odorici, ognuno può vedere quale incertezza vi sia stata e quante differenze appariscano specialmente nei nomi delle persone e dei luoghi, differenze che dovettero già in origine comparire nella prima copia del 1213, stesa da notar! che non avevano cognizione della topografia dei paesi ai quali l’atto si riferiva, e che si propagarono poi e crebbero nelle copie che da quella procedettero. Abbiamo già veduto che una cattiva lettura del documento fu cagione probabile che si credesse essere esistito un villaggio che forse non esistette mai, Drusio, che la copia dell’Odorici credette di correggere in Darvo, e quella dell’Hormayr corresse più francamente in Darzo, mentre con tutta probabilità si trattava dell’ora scomparsa villa di Onesio. Era naturale che con tutte queste incertezze il documento non fosse ritenuto con troppa sicurezza autentico. Ma chi la consideri per sè stesso non potrà a meno di non averlo per sincero; il fatto che ne è l’argomento non ha nessun carattere di falsità; le formule dell’atto corrispondono all’epoca in cui fu steso; notiamo anche che l’appellativo di partionavoli attribuito agli uomini di Anfo non si usava appunto, e ne abbiamo vari esempi, che nelle ville prossime al lago d’Idro (v. doc. XLVII). D’altra parte, per ammettere che il documento sia una falsificazione, converrebbe provare che esso abbia potuto giovare agli interessi di alcuno, e infatti il trovarlo, nel codice dell’Archivio di Brescia, unito a una serie di documenti allegati nelle questioni secolari tra i Conti di Lodrone e il Comune di Bagolino, potrebbe spingerci a ritenerlo una compilazione preparata a vantaggio di una delle parti. Ma perchè allora non inventare direttamente un originale, piuttosto che una copia posteriore al presente atto di cento e ventisette anni? Perchè allora, giacchè si trattava di sostenere i diritti di possesso dei Conti di Lodrone contro Bagolino, non inventare addirittura un documento al quale avessero partecipato Lodrone e Bagolino, piuttosto che Lodrone e Anfo non solo, ma anche Onesio e Villo, che erano già scomparsi? E giacchè si trattava di creare di pianta, perchè non dare addirittura dei nomi di luoghi, sicuri e non tali di cui la dubbiezza e l’incertezza doveva saltare agli occhi a quelli stessi che presentavano il documento? Per questo non ci pare di dover i-espingere questa carta, un testo esatto della quale non possiamo certamente dire di avere, giacchè fra le tre lezioni dell’Hormayr, dell’Odorici e del codice bresciano non ve n’è una che sia inappuntabile, ma che in complesso non è priva dei più essenziali caratteri di autenticità. — Avevamo già scritte queste parole, quando, per la cortesia del cav. Giovanni Livi, direttore del R. Archivio di Stato in Brescia, potemmo avere cognizione di una lettera, diretta dal Wüstenfeld all’Odorici (Lettere inedite di T. W. a F. O. tomo II. pag. 36), che si riferisce a questa carto. Scrive il W.: «Il documento trentino dei Consoli di Lodrone, ch’Ella ha inserito nel