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Polemiche 99



La psicologia positiva e i problemi della filosofia.

Dialogo III. - Il filosofo e un ignorante.


Ignorante — Sublime filosofo, permettete che mi inchini alla acutezza del vostro ingegno, e più ancora alla maestosa vostra magniloquenza.

Filosofo — Parlate da senno o mi burlate?

Ignorante — Da sennissimo. Quelle vostre metafore sono gemme inapprezzabili. L’altro giorno le corna, oggi le zucche, e il vescovo che va a cresimarle nella mellonaja (1). Ma queste sono meraviglie più meravigliose che non le sette antiche meraviglie del mondo. Resto solo maravigliato come abbiate trovato sul Vessillo nel nostro dialogo, che io pubblicai a benefizio degli ignoranti miei pari, il nome del Vescovo, che non c’è un jota.

Filosofo — Ci vuol tanto a capirlo? Viene fuori dal Seminario. Dunque...

Ignorante — Ah! Ho capito: voi da buon filosofo positivista, che fabbrica tutto sopra le sole sensazioni, che

  1. A schiarimento di questa figura rettorica riportiamo un brano della Provincia n. 67, ove un filosofo positivista credendosi toccato nel vivo dai nostri dialoghi, di cui per sua gentilezza fa autore il nostro Vescovo, s’argomenta di confutare le nostre ragioni con questo stringentissimo ragionamento: Quello (unico) che si contiene nel suo secondo dialogo (e così riportando il resto dell’articolo fino alla fine). Si ommette la firma per compassione.
    Poverino! Per tutta risposta gli diremo, che ha dimenticato l’inspiravit in faciem ejus spiraculum vitae, et factus est homo in animam viventem, della S. Scrittura, che non disse Dio nè ai cavoli nè alle zucche. Bisogna poi essere ben crassioris minervae per credere che chi ammette l’anima ragionevole nell’uomo, non possa rispondere ai ridicoli sofismi del filosofo positivista senza ammetterla anche nelle zucche.