Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/243

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Articoli 237

levantissimi, e ad indicare delle vie nuove per isciorglierli sperimentalmente.

Se per la psicologia scientifica o positiva è di sommo interesse che si stabilisca se il fatto della coscienza ha immediata relazione con tutti e tre i centri nervosi sopra indicati, non meno poi importa che si rilevino le differenze caratteristiche del fatto medesimo nelle funzioni psichiche di ciascheduno di essi. E in ciò io trovo il merito maggiore di questa Memoria. In ciò; e nell’avere rintracciato delle prove di fatto che stabiliscano quelle differenze; e nell’avere indicato la ragione di esse. Quella cioè della specificazione del fatto della coscienza secondo la specificazione della funzione fisiologica; e di questa secondo quella anatomica dell’organo. La quale infine è, in genere, la ragione della formazione in tutta la natura; e quindi anche in particolare nella psiche. La coscienza della propria individualità (riscontrata da Herzen anche nei centri sensorio-motori), e quella cosidetta intelligente, ossia dei rapporti reali e possibili, infinitamente vari, della propria individualità colle cose di fuori (spiegantesi massimamente nei centri corticali degli emisferi), si forma per sovrapposizione di atti concorrenti (onde la quantità della coscienza) e per differenziazione negli atti stessi sovrapponentisi (onde la qualità o specie della coscienza). In modo analogo a ciò che si verifica, mettiamo, nel senso della vista; nel quale, venendo dal più imperfetto al più perfetto, si passa da un senso indistinto di irritabilità sotto l’influenza della luce al senso della esteriorità generica della sua sorgente, e poi a quello della dimensione e forma di essa, anche nel senso del rilievo, e finalmente a quello della sua distanza: e tutto ciò solamente mediante l’ingrandimento successivo e la variata foggia e disposizione delle parti componenti, e quindi come risultato dell’artificio onde sono determinate a giuocarvi. Verissimo poi ed essenziale il principio, messo in luce nella Memoria, del diminuirsi della intensità della coscienza in ragione del diventare l’atto più automatico; e fino al pieno dissimularsi di esso.