Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/47

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Polemiche 41

dolcezza, a confessare i suoi peccati e a promettere di emendarsi, se il Signore gli concederà di vivere». E dal n. 65 del secondo libro1, dove si vuole che si interroghino i laici, «se si accostano alla confessione almeno una volta all’anno (nel 900 un bel pezzo prima di Innocenzo III)». E dai canoni di Edgaro re d’Inghilterra (anno 967), canone I della Confessione2 «Quando alcuno vorrà confessarsi de’ suoi peccati, si faccia animo, e non abbia vergogna di confessare le sue colpe, accusando se stesso... perchè senza confessione non vi è perdono» (oh! nel 967 si credeva che senza confessione non c’era perdono. Non l’ha dunque inventato il concilio di Trento, seicento anni dopo, come dice il nostro articolista).

Pel secolo XI. Dal sermone 583 del cardinale S. Pier Damiani, morto nel 1080, nel quale si parla a luogo della confessione, «senza la quale, come ivi è detto, nessuno viene al padre:» si ammonisce il sacerdote di non rivelare «ciò che ha ricevuto sotto il sigillo della confessione,» e si conchiude con queste parole: «Ecco che ho dissertato per quanto ho potuto del sacramento della confessione». (Signor E. P., tenete bene a mente: sacramento della confessione nel 1073, quasi quattro secoli prima del concilio di Firenze). Dalla VI meditazione di S. Anselmo cantuariense, morto nel 1109: «Il fonte della pietà ai peccatori aprì i sacramenti della confessione santa, onde si allevia ogni peso di peccato; perchè nella vera confessione si monda ogni macchia di colpa4».

Pel secolo XII. Dal libro 5 lett. 16 del cardinale Goffredo Abbate Vindocinese, morto nel 1132, dove


  1. Patrol. Migne, c. 285 D.
  2.      Id.     id.     tom. 138, col. 503. D.
  3.      Id.     id.     t. 144, col. 834, C.
  4.      Id.     id.     t. 158, col. 738, A.