Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/9

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Prefazione 3

Se, trovando questo manoscritto, che lascio morendo, qualcheduno per caso lo scorresse e ne rilevasse che il mio pensiero e il mio sentimento, dai precedenti agli ultimi anni della mia abbastanza lunga vita, soffrirono alterazioni od oscillazioni, lo attribuisca alla logica delle riflessioni alle quali mi trovai condotto nelle diverse epoche e nelle diverse occasioni; e non creda che io mai mi infingessi e non manifestassi sinceramente e senza reticenze quanto la coscienza mi dettava.»

In realtà io, a cui egli benevolmente lasciava, con le altre cose sue più care, questo manoscritto, con la facoltà di darlo alle stampe, non vi trovo alcuna incoerenza vera e propria, non potendosi giudicare tale l’atteggiamento che verso la teologia Ardigò dimostrava nel 1867, disputando intorno alla Confessione, e dopo svestito l’abito talare. Ai principî della vita religiosa egli mantenne fede inalterata e profonda fino a che non s’accorse che contrastavano inconciliabilmente con quelli filosofici che si erano in lui, nello studio, a poco a poco maturati; e fu di fatto, prima della crisi, per comune attestazione, un sacerdote esemplare. D’altra parte lo scritto polemico circa la Confessione (nel quale, come nelle rimanenti Polemiche, è ammirevole, oltre alla dottrina, il poderoso nerbo dialettico) verte sopratutto su di una questione storica. L’assunto infatti è questo: La Confessione segreta nella Chiesa c’è sempre stata, e sempre fu raccomandata e dichiarata necessaria.