Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/121

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sesto 115


40
     E volendo vedere una sirena
che col suo dolce canto acheta il mare,
passian di qui fin su quell’altra arena,
dove a quest’ora suol sempre tornare. —
E ci mostrò quella maggior balena,
che, come io dissi, una isoletta pare.
Io che sempre fui troppo (e me n’incresce)
volonteroso, andai sopra quel pesce.

41
     Rinaldo m’accennava, e similmente
Dudon, ch’io non v’andassi: e poco valse.
La fata Alcina con faccia ridente,
lasciando gli altri dua, dietro mi salse.
La balena, all’ufficio diligente,
nuotando se n’andò per l’onde salse.
Di mia sciochezza tosto fui pentito;
ma troppo mi trovai lungi dal lito.

42
     Rinaldo si cacciò ne l’acqua a nuoto
per aiutarmi, e quasi si sommerse,
perché levossi un furïoso Noto
che d’ombra il cielo e ’l pelago coperse.
Quel che di lui seguí poi, non m’è noto.
Alcina a confortarmi si converse;
e quel di tutto e la notte che venne,
sopra quel mostro in mezzo il mar mi tenne.

43
     Fin che venimmo a questa isola bella,
di cui gran parte Alcina ne possiede,
e l’ha usurpata ad una sua sorella
che ’l padre giá lasciò del tutto erede,
perché sola legitima avea quella;
e (come alcun notizia me ne diede,
che pienamente instrutto era di questo)
sono quest’altre due nate d’incesto.