Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/122

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
116 canto


44
     E come sono inique e scelerate
e piene d’ogni vizio infame e brutto,
cosí quella, vivendo in castitate,
posto ha ne le virtuti il suo cor tutto.
Contra lei queste due son congiurate;
e giá piú d’uno esercito hanno instrutto
per cacciarla de l’isola, e in piú volte
piú di cento castella l’hanno tolte:

45
     né ci terrebbe ormai spanna di terra
colei, che Logistilla è nominata,
se non che quinci un golfo il passo serra,
e quindi una montagna inabitata,
sí come tien la Scozia e l’Inghilterra
il monte e la riviera, separata;
né però Alcina né Morgana resta
che non le voglia tor ciò che le resta.

46
     Perché di vizii è questa coppia rea,
odia colei, perché è pudica e santa.
Ma, per tornare a quel ch’io ti dicea,
e seguir poi com’io divenni pianta,
Alcina in gran delizie mi tenea,
e del mio amore ardeva tutta quanta;
né minor fiamma nel mio core accese
il veder lei sí bella e sí cortese.

47
     Io mi godea le delicate membra:
pareami aver qui tutto il ben raccolto
che fra i mortali in piú parti si smembra,
a chi piú et a chi meno e a nessun molto;
né di Francia né d’altro mi rimembra:
stavomi sempre a contemplar quel volto:
ogni pensiero, ogni mio bel disegno
in lei finia, né passava oltre il segno.