Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/123

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sesto 117


48
     Io da lei altretanto era o piú amato:
Alcina piú non si curava d’altri;
ella ogn’altro suo amante avea lasciato,
ch’inanzi a me ben ce ne fur degli altri.
Me consiglier, me avea dí e notte a lato,
e me fe’ quel che commandava agli altri:
a me credeva, a me si riportava;
né notte o dí con altri mai parlava.

49
     Deh! perché vo le mie piaghe toccando,
senza speranza poi di medicina?
perché l’avuto ben vo rimembrando,
quando io patisco estrema disciplina?
Quando credea d’esser felice, e quando
credea ch’amar piú mi dovesse Alcina,
il cor che m’avea dato si ritolse,
e ad altro nuovo amor tutta si volse.

50
     Conobbi tardi il suo mobil ingegno,
usato amare e disamare a un punto.
Non era stato oltre a duo mesi in regno,
ch’un novo amante al loco mio fu assunto.
Da sé cacciommi la fata con sdegno,
e da la grazia sua m’ebbe disgiunto:
e seppi poi, che tratti a simil porto
avea mill’altri amanti, e tutti a torto.

51
     E perché essi non vadano pel mondo
di lei narrando la vita lasciva,
chi qua chi lá, per lo terren fecondo
li muta, altri in abete, altri in oliva,
altri in palma, altri in cedro, altri secondo
che vedi me su questa verde riva;
altri in liquido fonte, alcuni in fiera,
come piú agrada a quella fata altiera.