Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/141

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settimo 135


36
     Né può né creder vuol che morto sia;
perché di sí grande uom l’alta ruina
da Tonde idaspe udita si saria
fin dove il sole a riposar declina.
Non sa né dir né imaginar che via
far possa o in cielo o in terra; e pur meschina
lo va cercando, e per compagni mena
sospiri e pianti et ogni acerba pena.

37
     Pensò al fin di tornare alla spelonca
dove eran l’ossa di Merlin profeta,
e gridar tanto intorno a quella conca,
che ’l freddo marmo si movesse a pieta;
che se vivea Ruggiero, o gli avea tronca
l’alta necessitá la vita lieta,
si sapria quindi: e poi s’appiglierebbe
a quel miglior consiglio che n’avrebbe.

38
     Con questa intenzïon prese il camino
verso le selve prossime a Pontiero,
dove la vocal tomba di Merlino
era nascosa in loco alpestro e fiero.
Ma quella maga che sempre vicino
tenuto a Bradamante avea il pensiero,
quella, dico io, che nella bella grotta
l’avea de la sua stirpe instrutta e dotta;

39
     quella benigna e saggia incantatrice,
la quale ha sempre cura di costei,
sappiendo ch’esser de’ progenitrice
d’uomini invitti, anzi di semidei;
ciascun dí vuol saper che fa, che dice,
e getta ciascun dí sorte per lei.
Di Ruggier liberato e poi perduto,
e dove in India andò, tutto ha saputo.