Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/171

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ottavo 165


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     La donna sua, che gli ritorna a mente,
anzi che mai non era indi partita,
gli raccende nel core e fa piú ardente
la fiamma che nel dí parea sopita.
Costei venuta seco era in Ponente
fin dal Cataio; e qui l’avea smarrita,
né ritrovato poi vestigio d’ella
che Carlo rotto fu presso a Bordella.

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     Di questo Orlando avea gran doglia, e seco
indarno a sua sciochezza ripensava.
— Cor mio (dicea), come vilmente teco
mi son portato! ohimè, quanto mi grava
che potendoti aver notte e dí meco,
quando la tua bontá non mel negava,
t’abbia lasciato in man di Namo porre,
per non sapermi a tanta ingiuria opporre!

74
     Non aveva ragione io di scusarme?
e Carlo non m’avria forse disdetto:
se pur disdetto, e chi potea sforzarme?
chi ti mi volea tôrre al mio dispetto?
non poteva io venir piú tosto all’arme?
lasciar piú tosto trarmi il cor del petto?
Ma né Carlo né tutta la sua gente
di tormiti per forza era possente.

75
     Almen l’avesse posta in guardia buona
dentro a Parigi o in qualche ròcca forte.
Che l’abbia data a Namo mi consona,
sol perché a perder l’abbia a questa sorte
Chi la dovea guardar meglio persona
di me? ch’io dovea farlo fino a morte;
guardarla piú che ’l cor, che gli occhi miei.
e dovea e potea farlo, e pur nol fei.