Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/172

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166 canto


76
     Deh, dove senza me, dolce mia vita,
rimasa sei sí giovane e sí bella?
come, poi che la luce è dipartita,
riman tra’ boschi la smarrita agnella,
che dal pastor sperando essere udita,
si va lagnando in questa parte e in quella;
tanto che ’l lupo l’ode da lontano,
e ’l misero pastor ne piagne invano.

77
     Dove, speranza mia, dove ora sei?
vai tu soletta forse ancor errando?
o pur t’hanno trovata i lupi rei
senza la guardia del tuo fido Orlando?
e il fior ch’in ciel potea pormi fra i dèi,
il fior ch’intatto io mi venia serbando
per non turbarti, ohimè! l’animo casto,
ohimè! per forza avranno colto e guasto.

78
     Oh infelice! oh misero! che voglio
se non morir, se ’l mio bel fior colto hanno?
O sommo Dio, fammi sentir cordoglio
prima d’ogn’altro, che di questo danno.
Se questo è ver, con le mie man mi toglio
la vita, e l’alma disperata danno. —
Cosí, piangendo forte e sospirando,
seco dicea l’addolorato Orlando.

79
     Giá in ogni parte gli animanti lassi
davan riposo ai travagliati spirti,
chi su le piume, e chi sui duri sassi,
e chi su l’erbe, e chi su faggi o mirti:
tu le palpèbre, Orlando, a pena abbassi,
punto da’ tuoi pensieri acuti et irti;
né quel sí breve e fuggitivo sonno
godere in pace anco lasciar ti ponno.