Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/202

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196 canto


8
     cosí fan questi gioveni, che tanto
che vi mostrate lor dure e proterve,
v’amano e riveriscono con quanto
studio de’ far chi fedelmente serve;
ma non sí tosto si potran dar vanto
de la vittoria, che, di donne, serve
vi dorrete esser fatte; e da voi tolto
vedrete il falso amore, e altrove volto.

9
     Non vi vieto per questo (ch’avrei torto)
che vi lasciate amar; che senza amante
sareste come inculta vite in orto,
che non ha palo ove s’appoggi o piante.
Sol la prima lanugine vi esorto
tutta a fuggir, volubile e inconstante,
e córre i frutti non acerbi e duri,
ma che non sien però troppo maturi.

10
     Di sopra io vi dicea ch’una figliuola
del re di Frisa quivi hanno trovata,
che fia, per quanto n’han mosso parola,
da Bireno al fratel per moglie data.
Ma, a dire il vero, esso v’avea la gola;
che vivanda era troppo delicata:
e riputato avria cortesia sciocca,
per darla altrui, levarsela di bocca.

11
     La damigella non passava ancora
quattordici anni, et era bella e fresca,
come rosa che spunti alora alora
fuor de la buccia e col sol nuovo cresca.
Non pur di lei Bireno s’inamora,
ma fuoco mai cosí non accese esca,
né se lo pongan l’invide e nimiche
mani talor ne le mature spiche;