Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/203

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decimo 197


12
     come egli se n’accese immantinente,
come egli n’arse fin ne le medolle,
che sopra il padre morto lei dolente
vide di pianto il bel viso far molle.
E come suol, se l’acqua fredda sente,
quella restar che prima al fuoco bolle;
cosí l’ardor ch’accese Olimpia, vinto
dal nuovo successore, in lui fu estinto.

13
     Non pur sazio di lei, ma fastidito
n’è giá cosí, che può vederla a pena;
e si de l’altra acceso ha l’appetito,
che ne morrá, se troppo in lungo il mena:
pur fin che giunga il dí c’ha statuito
a dar fine al disio, tanto l’affrena,
che par ch’adori Olimpia, non che l’ami,
e quel che piace a lei, sol voglia e brami.

14
     E se accarezza l’altra (che non puote
far che non l’accarezzi piú del dritto),
non è chi questo in mala parte note;
anzi a pietade, anzi a bontá gli è ascritto:
che rilevare un che Fortuna ruote
talora al fondo, e consolar l’afflitto,
mai non fu biasmo, ma gloria sovente;
tanto piú una fanciulla, una innocente.

15
     Oh sommo Dio, come i giudicii umani
spesso offuscati son da un nembo oscuro!
i modi di Bireno empii e profani,
pietosi e santi riputati furo.
I marinari, giá messo le mani
ai remi, e sciolti dal lito sicuro,
portavan lieti pei salati stagni
verso Selandia il duca e i suoi compagni.