Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/204

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198 canto


16
     Giá dietro rimasi erano e perduti
tutti di vista i termini d’Olanda;
che per non toccar Frisa, piú tenuti
s’eran vèr Scozia alla sinistra banda:
quando da un vento fur sopravenuti,
ch’errando in alto mar tre dí li manda.
Sursero il terzo, giá presso alla sera,
dove inculta e deserta un’isola era.

17
     Tratti che si fur dentro un picciol seno,
Olimpia venne in terra; e con diletto
in compagnia de l’infedel Bireno
cenò contenta e fuor d’ogni sospetto:
indi con lui, lá dove in loco ameno
teso era un padiglione, entrò nel letto.
Tutti gli altri compagni ritornaro,
e sopra i legni lor si riposaro.

18
     Il travaglio del mare e la paura
che tenuta alcun dí l’aveano desta,
il ritrovarsi al lito ora sicura,
lontana da rumor ne la foresta,
e che nessun pensier, nessuna cura,
poi che ’l suo amante ha seco, la molesta;
fur cagion ch’ebbe Olimpia si gran sonno,
che gli orsi e i ghiri aver maggior nol ponno.

19
     Il falso amante che i pensati inganni
veggiar facean, come dormir lei sente,
pian piano esce del letto, e de’ suoi panni
fatto un fastel, non si veste altrimente;
e lascia il padiglione; e come i vanni
nati gli sian, rivola alla sua gente,
e li risveglia; e senza udirsi un grido,
fa entrar ne l’alto e abandonare il lido.