Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/215

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decimo 209


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     Il chiaro lume lor, ch’imita il sole,
manda splendore in tanta copia intorno,
che chi l’ha, ovunque sia, sempre che vuole,
Febo, mal grado tuo, si può far giorno.
Né mirabil vi son le pietre sole;
ma la materia e l’artificio adorno
contendon sí, che mal giudicar puossi
qual de le due eccellenze maggior fossi.

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     Sopra gli altissimi archi, che puntelli
parean che del ciel fossino a vederli,
eran giardin si spaziosi e belli,
che saria al piano anco fatica averli.
Verdeggiar gli odoriferi arbuscelli
si puon veder fra i luminosi merli,
ch’adorni son l’estate e il verno tutti
di vaghi fiori e di maturi frutti.

62
     Di cosí nobili arbori non suole
prodursi fuor di questi bei giardini,
né di tai rose o di simil vïole,
di gigli, di amaranti o di gesmini.
Altrove appar come a un medesmo sole
e nasca, e viva, e morto il capo inchini,
e come lasci vedovo il suo stelo
il fior suggetto al varïar del cielo:

63
     ma quivi era perpetua la verdura,
perpetua la beltá de’ fiori eterni:
non che benignitá de la Natura
si temperatamente li governi;
ma Logistilla con suo studio e cura,
senza bisogno de’ moti superni
(quel che agli altri impossibile parea),
sua primavera ognor ferma tenea.


L. Ariosto, Orlando Furioso - 1. 14