Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/218

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
212 canto


72
     Ben che di Ruggier fosse ogni desire
di ritornare a Bradamante presto;
pur, gustato il piacer ch’avea di gire
cercando il mondo, non restò per questo,
ch’alli Pollacchi, agli Ungari venire
non volesse anco, alli Germani, e al resto
di quella boreale orrida terra:
e venne al fin ne l’ultima Inghilterra.

73
     Non crediate, Signor, che però stia
per sí lungo camin sempre su l’ale:
ogni sera all’albergo se ne gía,
schivando a suo poter d’alloggiar male.
E spese giorni e mesi in questa via,
sí di veder la terra e il mar gli cale.
Or presso a Londra giunto una matina,
sopra Tamigi il volator declina.

74
     Dove ne’ prati alla cittá vicini
vide adunati uomini d’arme e fanti,
ch’a suon di trombe e a suon di tamburini
venian, partiti a belle schiere, avanti
il buon Rinaldo, onor de’ paladini;
del qual, se vi ricorda, io dissi inanti,
che mandato da Carlo, era venuto
in queste parti a ricercare aiuto.

75
     Giunse a punto Ruggier, che si facea
la bella mostra fuor di quella terra;
e per sapere il tutto, ne chiedea
un cavallier, ma scese prima in terra:
e quel, ch’affabil era, gli dicea
che di Scozia e d’Irlanda e d’Inghilterra
e de l’isole intorno eran le schiere
che quivi alzate avean tante bandiere: