Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/225

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

decimo 219


100
     Ecco apparir lo smisurato mostro
mezzo ascoso ne l’onda e mezzo sorto.
Come sospinto suol da borea o d’ostro
venir lungo navilio a pigliar porto,
cosí ne viene al cibo che l’è mostro
la bestia orrenda; e l’intervallo è corto.
La donna è mezza morta di paura;
né per conforto altrui si rassicura.

101
     Tenea Ruggier la lancia non in resta,
ma sopra mano, e percoteva l’orca.
Altro non so che s’assimigli a questa,
ch’una gran massa che s’aggiri e torca;
né forma ha d’animal, se non la testa,
c’ha gli occhi e i denti fuor, come di porca.
Ruggier in fronte la fería tra gli occhi;
ma par che un ferro o un duro sasso tocchi

102
     Poi che la prima botta poco vale,
ritorna per far meglio la seconda.
L’orca, che vede sotto le grandi ale
l’ombra di qua e di lá correr su l’onda,
lascia la preda certa litorale,
e quella vana segue furibonda:
dietro quella si volve e si raggira.
Ruggier giú cala, e spessi colpi tira.

103
     Come d’alto venendo aquila suole,
ch’errar fra l’erbe visto abbia la biscia,
o che stia sopra un nudo sasso al sole,
dove le spoglie d’oro abbella e liscia;
non assalir da quel lato la vuole
onde la velenosa e soffia e striscia,
ma da tergo la adugna, e batte i vanni,
acciò non se le volga e non la azzanni: