Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/228

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222 canto decimo


112
     Il destrier punto, ponta i piè all’arena
e sbalza in aria e per lo ciel galoppa;
e porta il cavalliero in su la schena,
e la donzella dietro in su la groppa.
Cosí privò la fera de la cena
per lei soave e delicata troppa.
Ruggier si va volgendo, e mille baci
figge nel petto e negli occhi vivaci.

113
     Non piú tenne la via, come propose
prima, di circundar tutta la Spagna;
ma nel propinquo lito il destrier pose,
dove entra in mar piú la minor Bretagna.
Sul lito un bosco era di querce ombrose,
dove ognor par che Filomena piagna;
ch’in mezzo avea un pratel con una fonte,
e quinci e quindi un solitario monte.

114
     Quivi il bramoso cavallier ritenne
l’audace corso, e nel pratel discese;
e fe’ raccorre al suo destrier le penne,
ma non a tal che piú le avea distese.
Del destrier sceso, a pena si ritenne
di salir altri; ma tennel l’arnese:
l’arnese il tenne, che bisognò trarre,
e contra il suo disir messe le sbarre.

115
     Frettoloso, or da questo or da quel canto
confusamente l’arme si levava.
Non gli parve altra volta mai star tanto;
che s’un laccio sciogliea, dui n’annodava.
Ma troppo è lungo ormai, Signor, il canto,
e forse ch’anco l’ascoltar vi grava:
si ch’ io differirò l’ istoria mia
in altro tempo che piú grata sia.