Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/274

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268 canto


CANTO TERZODECIMO

1
     Ben furo aventurosi i cavallieri
ch’erano a quella etá, che nei valloni,
ne le scure spelonche e boschi fieri,
tane di serpi, d’orsi e di leoni,
trovavan quel che nei palazzi altieri
a pena or trovar puon giudici buoni:
donne, che ne la lor piú fresca etade
sien degne d’aver titol di beltade.

2
     Di sopra vi narrai che ne la grotta
avea trovato Orlando una donzella,
e che le dimandò ch’ivi condotta
l’avesse: or seguitando, dico ch’ella,
poi che piú d’un signiozzo l’ha interrotta,
con dolce e suavissima favella
al conte fa le sue sciagure note,
con quella brevitá che meglio puote.

3
— Ben che io sia certa (dice), o cavalliero.
ch’io porterò del mio parlar supplizio,
perché a colui che qui m’ha chiusa, spero
che costei ne dará subito indizio;
pur son disposta non celarti il vero,
e vada la mia vita in precipizio.
E ch’aspettar poss’io da lui piú gioia,
che’l si disponga un di voler ch’io muoia?