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22 canto

CANTO SECONDO

1
     Ingiustissimo Amor, perché sí raro
corrispondenti fai nostri desiri?
onde, perfido, avvien che t’è sí caro
il discorde voler ch’in duo cor miri?
Gir non mi lasci al facil guado e chiaro,
e nel piú cieco e maggior fondo tiri:
da chi disia il mio amor tu mi richiami,
e chi m’ha in odio vuoi ch’adori et ami.

2
     Fai ch’a Rinaldo Angelica par bella,
quando esso a lei brutto e spiacevol pare
quando le parea bello e l’amava ella,
egli odiò lei quanto si può piú odiare.
Ora s’affligge indarno e si flagella;
cosí renduto ben gli è pare a pare:
ella l’ha in odio, e l’odio è di tal sorte,
che piú tosto che lui vorria la morte.

3
     Rinaldo al Saracin con molto orgoglio
gridò: — Scendi, ladron, del mio cavallo!
Che mi sia tolto il mio, patir non soglio,
ma ben fo, a chi lo vuol, caro costallo:
e levar questa donna anco ti voglio;
che sarebbe a lasciartela gran fallo.
Sí perfetto destrier, donna sí degna
a un ladron non mi par che si convegna.