Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/286

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280 canto


48
— Non temer (disse) di Ruggier, donzella,
ch’è vivo e sano, e come suol, t’adora;
ma non è giá in sua libertá, che quella
pur gli ha levata il tuo nemico ancora:
et è bisogno che tu monti in sella,
se brami averlo, e che mi segui or ora;
che se mi segui, io t’aprirò la via
donde per te Ruggier libero ha. —

49
     E seguitò, narrandole di quello
magico error che gli avea ordito Atlante:
che simulando d’essa il viso bello,
che captiva parea del rio gigante,
tratto l’avea ne l’incantato ostello,
dove sparito poi gli era davante;
e come tarda con simile inganno
le donne e i cavallier che di lá vanno.

50
     A tutti par, l’incantator mirando,
mirar quel che per sé brama ciascuno,
donna, scudier, compagno, amico; quando
il desiderio uman non è tutto uno.
Quindi il palagio van tutti cercando
con lungo affanno, e senza frutto alcuno;
e tanta è la speranza e il gran disire
del ritrovar, che non ne san partire.

51
— Come tu giungi (disse) in quella parte
che giace presso all’incantata stanza,
verrá l’incantatore a ritrovarle,
che terrá di Ruggiero ogni sembianza;
e ti fará parer con sua mal’arte,
ch’ivi lo vinca alcun di piú possanza,
acciò che tu per aiutarlo vada
dove con gli altri poi ti tenga a bada.