Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/312

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306 canto


69
     L’imperatore il dí che ’l dí precesse
de la battaglia, fe’ dentro a Parigi
per tutto celebrare uffici e messe
a preti, a frati bianchi, neri e bigi;
e le gente che dianzi eran confesse,
e di man tolte agl’inimici stigi,
tutti communicâr, non altramente
ch’avessino a morire il dí seguente.

69
     Et egli tra baroni e paladini,
principi et oratori, al maggior tempio
con molta religione a quei divini
atti intervenne, e ne diè agli altri esempio.
Con le man giunte e gli occhi al ciel supini,
disse: — Signor, ben ch’io sia iniquo et empio,
non voglia tua bontá, pel mio fallire,
che ’l tuo popul fedele abbia a patire.

70
     E se gli è tuo voler ch’egli patisca,
e ch’abbia il nostro error degni supplici,
almen la punizion si differisca
sí, che per man non sia de’ tuoi nemici;
che quando lor d’uccider noi sortisca,
che nome avemo pur d’esser tuo’ amici,
i pagani diran che nulla puoi,
che perir lasci i partigiani tuoi.

71
     E per un che ti sia fatto ribelle,
cento ti si faran per tutto il mondo;
tal che la legge falsa di Babelle
caccierá la tua fede e porrá al fondo.
Difendi queste genti, che son quelle
che ’l tuo sepulcro hanno purgato e mondo
da’ brutti cani, e la tua santa Chiesa
con li vicarii suoi spesso difesa.