Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/32

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26 canto


16
     — Per cortesia (disse), un di voi mi mostre,
quando anco uccida l’altro, che gli vaglia:
che merto avrete alle fatiche vostre,
finita che tra voi sia la battaglia,
se ’l conte Orlando, senza liti o giostre,
e senza pur aver rotta una maglia,
verso Parigi mena la donzella
che v’ha condotti a questa pugna fella?

17
     Vicino un miglio ho ritrovato Orlando
che ne va con Angelica a Parigi,
di voi ridendo insieme, e mottegiando
che senza frutto alcun siate in litigi.
Il meglio forse vi sarebbe, or quando
non son piú lungi, a seguir lor vestigi;
che s’in Parigi Orlando la può avere,
non ve la lascia mai piú rivedere. —

18
     Veduto avreste i cavallier turbarsi
a quel annunzio, e mesti e sbigottiti,
senza occhi e senza mente nominarsi,
che gli avesse il rival cosí scherniti;
ma il buon Rinaldo al suo cavallo trarsi
con sospir che parean del fuoco usciti,
e giurar per isdegno e per furore,
se giungea Orlando, di cavargli il core.

19
     E dove aspetta il suo Baiardo, passa,
e sopra vi si lancia, e via galoppa,
né al cavallier, ch’a piè nel bosco lassa,
pur dice a Dio, non che lo ’nviti in groppa.
L’animoso cavallo urta e fracassa,
punto dal suo signor, ciò ch’egli ’ntoppa:
non ponno fosse o fiumi o sassi o spine
far che dal corso il corridor decline.