Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/326

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320 canto


124
     Getta da’ merli Andropono e Moschino
giú ne la fossa: il primo è sacerdote;
non adora il secondo altro che ’l vino,
e le bigonce a un sorso n’ha giá vuote.
Come veneno e sangue viperino
l’acque fuggia quanto fuggir si puote:
or quivi muore; e quel che piú l’annoia,
è ’l sentir che ne l’acqua se ne muoia.

125
     Tagliò in due parti il provenzal Luigi,
e passò il petto al tolosano Arnaldo.
Di Torse Oberto, Claudio, Ugo e Dionigi
mandar lo spirto fuor col sangue caldo;
e presso a questi, quattro da Parigi,
Gualtiero, Satallone, Odo et Ambaldo,
et altri molti: et io non saprei come
di tutti nominar la patria e il nome.

126
     La turba dietro a Rodomonte presta
le scale appoggia, e monta in piú d’un loco.
Quivi non fanno i Parigin piú testa;
che la prima difesa lor val poco.
San ben ch’agli nemici assai piú resta
dentro da fare, e non l’avran da gioco;
perché tra il muro e l’argine secondo
discende il fosso orribile e profondo.

127
     Oltra che i nostri facciano difesa
dal basso all’alto, e mostrino valore;
nuova gente succede alla contesa
sopra l’erta pendice interiore,
che fa con lancie e con saette offesa
alla gran moltitudine di fuore,
che credo ben, che saria stata meno,
se non v’era il figliuol del re Ufieno.