Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/328

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
322 canto


132
     qual con salnitro, qual con oglio, quale
con zolfo, qual con altra simil esca;
i nostri in questo tempo, perché male
ai Saracini il folle ardir riesca,
ch’eran nel fosso, e per diverse scale
credean montar su l’ultima bertresca;
udito il segno da oportuni lochi,
di qua e di lá fenno avampare i fochi.

133
     Tornò la fiamma sparsa, tutta in una,
che tra una ripa e l’altra ha ’l tutto pieno;
e tanto ascende in alto, ch’alla luna
può d’appresso asciugar l’umido seno.
Sopra si volve oscura nebbia e bruna,
che ’l sole adombra, e spegne ogni sereno.
Sentesi un scoppio in un perpetuo suono,
simile a un grande e spaventoso tuono.

134
     Aspro concento, orribile armonia
d’alte querele, d’ululi e di strida
de la misera gente che peria
nel fondo per cagion de la sua guida,
istranamente concordar s’udia
col fiero suon de la fiamma omicida.
Non piú, Signor, non piú di questo canto;
ch’io son giá rauco, e vo’ posarmi alquanto.