Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/330

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324 canto


4
     Undicimila et otto sopra venti
si ritrovar ne l’affocata buca,
che v’erano discesi malcontenti;
ma cosí volle il poco saggio duca.
Quivi fra tanto lume or sono spenti,
e la vorace fiamma li manuca:
e Rodomonte, causa del mal loro,
se ne va esente da tanto martoro;

5
     che tra’ nemici alla ripa piú interna
era passato d’un mirabil salto.
Se con gli altri scendea ne la caverna,
questo era ben il fin d’ogni suo assalto.
Rivolge gli occhi a quella valle inferna;
e quando vede il fuoco andar tant’alto,
e di sua gente il pianto ode e lo strido,
bestemmia il ciel con spaventoso grido.

6
     Intanto il re Agramante mosso avea
impetuoso assalto ad una porta;
che, mentre la crudel battaglia ardea
quivi ove è tanta gente afflitta e morta,
quella sprovista forse esser credea
di guardia, che bastasse alla sua scorta.
Seco era il re d’Arzilla Bambirago,
e Baliverzo, d’ogni vizio vago;

7
     e Corineo di Mulga, e Prusione,
il ricco re de l’Isole beate;
Malabuferso che la regione
tien di Fizan, sotto continua estate;
altri signori et altre assai persone
esperte ne la guerra e bene armate;
e molti ancor senza valore e nudi,
che ’l cor non s’armerian con mille scudi.