Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/354

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348 canto


100
     Mentre avean quivi l’animo divoto,
a perdonanze e a cerimonie intenti,
un peregrin di Grecia, a Grifon noto,
novelle gli arecò gravi e pungenti,
dal suo primo disegno e lungo voto
troppo diverse e troppo differenti;
e quelle il petto gl’infiammaron tanto,
che gli scacciar l’orazïon da canto.

101
     Amava il cavallier, per sua sciagura,
una donna ch’avea nome Orrigille:
di piú bel volto e di miglior statura
non se ne sceglierebbe una fra mille;
ma disleale e di sí rea natura,
che potresti cercar cittadi e ville,
la terra ferma e l’isole del mare,
né credo ch’una le trovassi pare.

102
     Ne la cittá di Constantin lasciata
grave l’avea di febbre acuta e fiera.
Or quando rivederla alla tornata
piú che mai bella, e di goderla spera,
ode il meschin, ch’in Antiochia andata
dietro un suo nuovo amante ella se n’era,
non le parendo ormai di piú patire
ch’abbia in sí fresca etá sola a dormire.

103
     Da indi in qua ch’ebbe la trista nuova,
sospirava Grifon notte e dí sempre.
Ogni piacer ch’agli altri aggrada e giova,
par ch’a costui piú l’animo distempre:
pensilo ognun, ne li cui danni pruova
Amor, se li suoi strali han buone tempre.
Et era grave sopra ogni martire,
che ’l mal ch’avea si vergognava a dire.