Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/129

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ventesimo 123


44
     Così non fosse la legge piú forte,
che contra i peregrini è statuita,
come io non schiverei con la mia morte
di ricomprar la tua piú degna vita.
Ma non è grado qui di sì gran sorte,
che ti potesse dar libera aita:
e quel che chiedi ancor, ben che sia poco,
difficile ottener fia in questo loco.

45
     Pur io vedrò di far che tu l’ottenga,
ch’abbi inanzi al morir questo contento:
ma mi dubito ben che te n’avenga,
tenendo il morir lungo, piú tormento. —
Suggiunse Elbanio: — Quando incontra io venga
a dieci armato, di tal cor mi sento,
che la vita ho speranza di salvarme,
e uccider lor, se tutti fosser arme. —

46
     Alessandra a quel detto non rispose
se non un gran sospiro, e dipartisse,
e portò nel partir mille amorose
punte nel cor, mai non sanabil, fisse.
Venne alla madre, e voluntá le pose
di non lasciar che ’l cavai ber morisse,
quando si dimostrasse cosí forte,
che, solo, avesse posto i dieci a morte.

47
     La regina Orontea fece raccorre
il suo consiglio, e disse: — A noi conviene
sempre il miglior che ritroviamo, porre
a guardar nostri porti e nostre arene;
e per saper chi ben lasciar, chi tòrre,
prova è sempre da far, quando gli avviene;
per non patir con nostro danno a torto,
che regni il vile, e chi ha valor sia morto.