Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/143

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ventesimo 137


100
     Passa il nocchiero, al suo vïaggio intento,
e Cipro e Rodi, e giú per l’onda egea
da sé vede fuggire isole cento
col periglioso capo di Malea;
e con propizio et immutabil vento
asconder vede la greca Morea;
volta Sicilia, e per lo mar Tirreno
costeggia de l’Italia il lito ameno:

101
     e sopra Luna ultimamente sorse,
dove lasciato avea la sua famiglia.
Dio ringraziando che ’l pelago corse
senza piú danno, il noto lito piglia.
Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,
il qual di venir seco li consiglia:
e nel suo legno ancor quel di montaro,
et a Marsilia in breve si trovaro.

102
     Quivi non era Bradamante allora,
ch’aver solea governo del paese;
che se vi fosse, a far seco dimora
gli avria sforzati con parlar cortese.
Sceser nel lito, e la medesima ora
dai quattro cavallier congedo prese
Marfisa, e da la donna del Selvaggio;
e pigliò alla ventura il suo vïaggio,

103
     dicendo che lodevole non era
ch’andasser tanti cavallieri insieme:
che gli storni e i colombi vanno in schiera,
i daini e i cervi e ogn’animal che teme:
ma l’audace falcon, l’aquila altiera,
che ne l’aiuto altrui non metton speme,
orsi, tigri, leon, soli ne vanno;
che di piú forza alcun timor non hanno.